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Roma - Gallipoli in autostop
Baia di Gallipoli
Per raggiungere Gallipoli, meta della nostra vacanza estiva del 2001, il Pisky ed io decidemmo di scendere in autostop. Gli altri sarebbero partiti in macchina il giorno dopo e lasciammo a loro tutti i bagagli, portandoci dietro solo i sacchi a pelo e la tenda per un'eventuale sosta notturna. Al momento della partenza avevamo molti dubbi e poche sicurezze: la prima era quella della strada (autostrada Roma-Napoli fino a Caianello, poi statale Caianello-Benevento, autostrada Benevento-Bari e quindi litoranea pugliese), la seconda era quello del punto di partenza, e cioè il primo autogrill sulla Roma-Napoli, dove speravamo di poter facilmente rimediare qualche passaggio. Fu proprio lì che uno stoico Cico ci lasciò alle 8 di mattina.
Tassista abusivo napoletano
All'autogrill cominciammo a guardarci un po' intorno per valutare la situazione. Non c'era ancora molta gente e dopo poco capimmo che piuttosto che chiedere passaggi a comuni viaggiatori, conveniva concentrarsi sui camionisti. I primi ci negarono un passaggio, tra cui anche una specie di tedesco di cui non capimmo nulla di quello che disse. Poi finalmente beccammo un tassista abusivo napoletano alla guida di un Transit che, dopo mille indecisioni, decise di regalarci il primo strappo. Gli chiedemmo di lasciarci a Caianello, come programmato, ma lui voleva per forza portarci a Caserta. Mentre il Pisky ed io decidevamo sul da farsi, il napoletano si attaccò al cellulare per tutto il viaggio discutendo con l'interlocutore in un dialetto partenopeo incredibilmente stretto. Alla fine riuscimmo a convincerlo a farci scendere a Caianello e ci incamminammo sull'ultimo pezzo di autostrada prima del casello. Il Pisky però volle farsi una foto con il nostro primo accompagnatore (a destra).
Ruggero
Piuttosto che fermarci al casello, però, ci inoltrammo a chiedere altri passaggi sulla statale. Dopo un bel po', quando stavamo ormai per cambiare posizione, ci caricò Ruggero, un vecchio di Barletta che faceva la sponda tra la Puglia e Roma (a sinistra). Ci attaccò un pippone infinito, ma almeno ci portò fino all'autogrill prima di Barletta e per noi fu una vera salvezza. Alla stazione di servizio nel giro di 30 secondi trovammo uno strappo da parte di due camionisti diretti a Bari, che ci caricarono separatamente sui loro due camion. Il mio camionista praticamente non aprì bocca, mentre quello del Pisky lo coinvolse in una discussione su qualsiasi argomento, anche la politica. Ci lasciarono ad un altro autogrill prima della litoranea per Lecce. Alle 2 del pomeriggio eravamo già a Bari e decidemmo di prenderci una pausa.
Finito di pranzare con una scatoletta di tonno, dopo un'oretta ci spostammo al casello e ricominciammo a chiedere passaggi. Superata quasi un'ora di attesa ci caricò un tale Maurizio che era partito la mattina dalla Svizzera. Piuttosto che lasciarci sulla litoranea, ci propose di accompagnarci su un'altra strada a 20 km da Lecce. Accettammo, pernsando che ormai fosse quasi fatta, ma non avevamo considerato che su quella strada passavano pochissime macchine ed erano tutte dirette ai paesini lì vicino. Così rimanemmo ore a sperare in uno strappo nei pressi di un benzinaio finchè non scese la sera. A quel punto trovare un passaggio era davvero proibitivo e iniziammo a prendere in considerazione l'idea di accamparci per la notte. Quando però venimmo a sapere del secondo gol del Copenaghen contro la Lazio, capimmo che qualcosa sarebbe potuto cambiare. Infatti di lì a poco trovammo uno strappo, anche se per soli 2 km. Lì piuttosto che fermarci decidemmo di incamminarci a piedi fino a Lecce (distante 18 km) per tutta la notte.
Itinerario
Percorsi un paio di km, ad un certo punto vedemmo nel buio più atroce (tipo oasi nel deserto) la luce di un distributore di acqua minerale. Ci dirigemmo immediatamente in quella direzione e scoprimmo che il distributore era all'interno di una stazione del metano. Lì il proprietario, ascoltata la nostra storia, si propose per portarci fino a Lecce. La nostra esultanza fu sopita solo dalla stanchezza. Durante il viaggio l'uomo ci raccontò degli aneddoti da vero cazzaro, al punto da ricordarci quel fenomeno del Profezia. Una volta a Lecce ormai eravamo davvero vicini alla meta e lì i passaggi fioccarono come non mai. Il primo fu quello di un frocio che ci chiese tutto il tempo di andare a ballare con lui in discoteca. Ci disse: "Beh che CULO che avete avuto a beccare questo passaggio. Dai, venite con me che così il CULO è completo". Evitata l'inculata, un ragazzetto ci diede l'ultimo strappo fino al campeggio. A mezzanotte eravamo finalmente arrivati. Nella cartina a destra si può vedere il riassunto grafico del nostro viaggio.
Lì piuttosto che entrare direttamente, botto per botto decidemmo di valutare quello che ci disse il Pomata anni prima, e cioè che scavalcare nel campeggio non doveva essere troppo difficile. Infatti fu così: in 5 minuti ci intrufolammo come clandestini e di nascosto montammo la tenda. Dormimmo alla grande, ma la mattina ci accorgemmo che tutte le altre tende avevano un biglietto di registrazione. Non trovando il Gruppo Damigiana non ci restò che uscire e rientrare dal campeggio, questa volta ufficializzando il nostro arrivo. I bastardi volevano tutti i soldi in anticipo (tipo 200 mila lire), noi spiegammo loro che potevamo lasciare solo 50 mila di acconto per uno e che avremmo pagato il resto quando gli amici ci avessero portato gli altri soldi. Per fortuna accettarono. Peccato che quando ripartimmo per Roma si dimenticarono di farci saldare, così ci risparmiammo 150 mila lire di campeggio. Il godimento fu indicibile.
Il bilancio dell'avventura è senz'altro positivo, anche se potevamo soffrire molto di meno se avessimo evitato alcuni errori di inesperienza. E' comunque assodato che l'autostop è un modo di spostarsi molto buono e con i giusti compagni di viaggio (tipo il Pomata) si possono facilmente rimediare passaggi. La prossima meta potrebbe essere ben più distante. L'Islanda non è poi così lontana...