A partire da Roma verso le otto di sera fummo solo io (il Turco), il Pinna e il Pisky, mentre gli altri evidentemente avevano meglio da fare che venire ad adorare il dio Bacco. Lì ci avrebbe raggiunto il Pomata insieme al coinquilino Lorenzo, solo che quando ormai eravamo quasi arrivati a destinazione, mandò un sms con un lapidario "Io non vengo". Nonostante avessimo già scolato la boccia di Vino per il viaggio, la situazione cominciò a farsi tristina. Speravamo con tutto il cuore di incrociare qualcuno di conosciuto alla Sagra. Nessun commento per i disertori, in particolare per il Presidente,
che dopo questo affronto è da considerarsi alla stregua di un astemio.
Arrivati a Marino sulle note del coro laziale "Non mollare mai" (ovviamente per prendere in giro i burini biancocelesti), la nostra preoccupazione fu di trovare subito qualcuno che conoscessimo. Pensavamo che non sarebbe stato troppo complicato e infatti fioccarono immediatamente gli incontri: prima un compagno di tennis del Pinna e poi Betta del Pasteur. Si trattava purtroppo di persone con cui non scambiare più di un saluto e allora proseguimmo oltre. Dopo la seconda pisciata (la prima, per sbaglio, di fronte allo zio del Pinna), ci recammo a largo Oberdan, dove l'anno prima il Pomata aveva dato spettacolo. Lì il Pisky ci indicò una persona seduta sugli scalini, che sembrava il Boccia, un vecchio amico dei tempi dello Julia.
Io mi gettai subito verso di lui e a un centimetro dal viso feci partire il coro "Boccia, Boccia!" con il Boccia che rimase basito a fissarci per un minuto intero di orologio. Poi si ricordò di noi ed esultò per il fatidico incontro, insieme alla ragazza e alla sorella di questa.
Da quel momento la serata divenne fantastica: scroccammo un po' di Vino dal Boccia, prendemmo altri 4 litri senza pagare e al Belvedere incrociammo anche altra gente del Pasteur, tra cui il Favella, il Patata, il Pecora (con un dito sanguinante) e altri. Poi tornammo dal Boccia e cominciò uno spettacolo incredibile con tutta la gente lì presente. L'alcol che avevamo nelle vene mi permette solo di ricordare flash di balli e cori, pischelli storti come pochi che ci seguivano nel coro "Non mollare mai", canzoni giallorosse, macchine che passavano coinvolte in caroselli tipo Testaccio dopo lo scudetto... In questa situazione a dir poco goliardica, a mezzanotte arrivarono dal nulla una cinquantina di celerini in assetto antisommossa che volevano che ce ne andassimo seduta stante dalla piazza. Allora partirono cori del tipo "Celerino infame" e "Caricamo o no, caricamo sì o no" che la polizia evidentemente prese molto sul serio visto i vergognosi fatti che avvennero da quel momento in poi e che sono riportati nell'articolo.