Home > Aneddoti > Julia - Tiro con l'arco
Julia - Tiro con l'arco
Nel team di partenza del S.R.I. del Fiaschetto allo Julia il Turco doveva ricoprire il ruolo di istruttore di tiro con l'arco. Tuttavia, poiché non poteva lavorare per tutta la stagione, sarebbe stato sostituito dal Pisky verso la metà di Luglio. Però ad inizio Giugno il campo ancora non era stato preparato e il Turco, mentre discuteva con i capi del villaggio su che materiale usare per la protezione, era costretto ad occuparsi anche dei tornei sportivi, quelli di carte e del mini-club (fenomenale l'invito ai bambini in spiaggia "Ah regà, famo 'na buca)".
Dopo aver testato una rete gialla come protezione con una freccia scagliata dal Turco da uno degli archi (che per pochi centimetri non colpì uno dei manovali), il campo di tiro con l'arco fu pronto. Si trattava di una ex-discarica semi-ripulita con solo due paglioni (dove si mettono i bersagli) e due ombrelloni ad esclusivo appannaggio dei clienti, il tutto in un'ambientazione apocalittica dove c'erano regolarmente 35 gradi.
Il Turco cominciò a sfoggiare grande sicurezza, nonostante la sua quasi incompetenza nel campo. Descriveva ai clienti le varie parti dell'arco, chiamando quella dove si appoggia la freccia "front" poi li faceva tirare. Alcuni giorni dopo cominciò a venire regolarmente per assistere alle lezioni Marino, vice-campione italiano del '97. Il Turco iniziò a temere di essere sputtanato per la sue conoscenze pressochè nulle in quello sport, in ogni modo continuò con le lezioni come se niente fosse.
A Luglio arrivò il Pisky e il Turco potè restare ancora del tempo al villaggio, cosicché entrambi fecero da istruttori di tiro con l'arco, mentre nel frattempo l'attrezzatura cominciava a danneggiarsi (frecce storte, punti d'incocco disintegrati, parabracci difettosi). La prima cosa che il Pisky fece notare al Turco fu che la parte dell'arco che lui chiamava "front" in realtà era il "rest". L'imbarazzo era a livelli disarmanti.
Pio Acierno
Nello stesso momento però, uno dei clienti, l'immenso Pio Acierno, cominciò ad aiutare i due riparando frecce e archi, salvandoli da una situazione che cominciava a divenire pesante. La sua esperienza nello sport era evidente (vinse due tornei di fila), ma se la tirava un po' troppo, visto che ogni volta che doveva tirare si concentrava dieci minuti, guardando dalla parte opposta a quella del bersaglio (come nel disegno). Inoltre un pomeriggio ebbe anche il coraggio di chiedere al Turco di andare tutti sul campo nonostante stesse diluviando.
Angelucci
La settimana successiva ad allietare le ore sul campo arrivò Angelucci, il responsabile del gruppo dell'Alitalia. Il primo giorno iniziò da subito ad intavolare discorsi con chiunque su qualsiasi argomento, ma ciò che preferiva fare era chiacchierare con il Pisky sul tiro con la pistola, facendo vedere la sua posizione da esperto internazionale (figura a lato).
Figlio di Angelucci
Dopo qualche giorno Angelucci divenne ancora più estroverso ed amichevole: faceva conoscere le sue colleghe al Pisky e al Turco, raccontava i suoi aneddoti, prendeva per il culo i bambini di otto anni per le loro barzellette e portava la sua famiglia sul campo di tiro con l'arco. Figura particolare era suo figlio, che con il padre creava una coppia scatenata. Famosa la sua frase: "J'amo sgarato le rote ar preside" cioè "Abbiamo bucato le gomme (della macchina) al preside".
Roscia
Nel frattempo il Pisky aveva fatto colpo su una roscia di Fiumicino, della quale però non gliene fregava moltissimo. I tentativi di lei andarono avanti un bel po' e la situazione non era certo delle più felici. Il punto peggiore si toccò una mattina quando la ragazza portò al Pisky una scatola di biscotti; lui rispose freddamente "Veramente ho sete" e il Turco ci mise il carico da 90 aggiungendo "Allora me li mangio io". Il giorno successivo, stranamente, la roscia non era presente al torneo di tiro con l'arco.
Padre della roscia
Il padre della roscia era una figura molto interessante, simpatico e mattacchione. Ogni giorno ripeteva sempre la solita scontata battuta al Pisky: "Paolo, domani ci metti i cavalli, le tende e le squaw così facciamo gli indiani", però prima di andare via montò una ripresa con la telecamera in cui veniva bloccato ad un bersaglio da cinque frecce. E' difficile da spiegare perché era qualcosa di assurdo e anche un po' triste. Insomma il risultato finale lo potete vedere nel disegno. Vabbè, lasciamo perdere...
Benedetto
Ma il migliore tra tutti i clienti fu senz'altro Benedetto, signore di quarant'anni soprannominato da subito "il Bestemmia". Il suo nomignolo era dovuto dal fatto che appena lasciava partire la freccia si lasciava andare regolarmente in una bestemmia, incurante dei bambini e delle donne presenti sul campo nello stesso momento. Le risate erano incontenibili. Da ricordare anche una prestazione da oscar nella gioco serale delle coppie in cui non voleva capitare con le tante signore presenti. Dietro le quinte disse al Pisky e al Turco "Dai non fate i pirla, fatemi capitare con la bionda" che aveva tipo vent'anni. Un grande.
Ferita al piede
Dal momento in cui Benedetto se ne andò la situazione per i due istruttori cominciò a precipitare in modo incontrollabile. Le attrezzature tornarono a danneggiarsi e iniziarono anche i primi feriti sul campo. I più fortunati furono uno che si ferì al piede con il tirante del paglione (nel disegno) e qualche spavaldo che si distrusse il braccio per non aver voluto usare le protezioni.
Lubik
Il più sfortunato senza dubbio fu Lubik, che riuscì a infilarsi una freccia nella mano mentre stava per tirare. La moglie per poco non svenne, lui invece da buon medico si estrasse la freccia e venne accompagnato dal Pisky all'infermeria dello Julia, dove c'era quel mafioso del dottore. Gli misero qualche punto e per fortuna i tendini non furono toccati, certo che però fu un brutto colpo per i due istruttori. Fu il presagio che la situazione in qualche modo sarebbe divenuta sempre peggiore.
Forgione
E infatti cominciarono a venire sempre più clienti e sempre più esigenti. Il Pisky e il Turco cercarono di rendere i turni più leggeri con la presenza di qualche donna o di qualche persona più simpatica, ma c'era poco da fare. Un certo Forgione se ne uscì dicendo che l'anno precedente le lezioni di tiro con l'arco erano fatte meglio solo perché rosicò per un torneo perso (nel disegno).
Ciccione rompipalle
Il più rompipalle fu un ciccione capace di riprendere gli istruttori dicendo loro "Dai ragazzi, un po' più di entusiasmo" solo perché i due erano leggermente esasperati da turni assurdi e quindi poco sorridenti. Poi non si fece più vedere fino al giorno del torneo quando vinse tra l'entusiasmo della figlioletta cicciona come lui (nel disegno). Il Turco e il Pisky non erano ugualmente entusiasti.
Riporto
Fortunatamente qualche volta c'erano anche scene divertenti ad alleggerire il peso di quelle mattine e di quei pomeriggi. Una di queste fu quella di un padre di famiglia che si vide praticamente portar via il mega riporto che aveva in testa dal vento che soffiava fortissimo. Il Pisky e il Turco dovettero sforzarsi di non ridere e dare informazioni seriamente all'uomo.
Marino e Ingegnere
Nel frattempo Marino, il vice-campione, diventava sempre più amichevole e dava una mano agli istruttori: spiegava la posizione ad alcuni clienti, riparava punti d'incocco e frecce, dispensava perle di saggezza agli astanti. La sua presenza fu fondamentale. Era sempre affabile, anche con chi si spacciava per grande conoscitore del tiro con l'arco. Uno di questi fu un docente d'Ingegneria che espresse la sua ipotesi sul perché le alette delle frecce dovevano essere piegate. Ovviamente aveva torto (nel disegno lui e Marino che discutono).
Paola e pastore delle mucche
In quei giorni guadagnò sempre più presenze una figura straordinaria: il pastore delle mucche. Il campo di tiro con l'arco era infatti anche utilizzato come pascolo per le vacche, e questo fa capire quanto potesse essere bello. Uno dei primi contatti con l'uomo ci fu grazie a Paola (animatrice) che una volta urlò indicandolo "Pischici, ma chi è quello? Il pastore delle mucche?" alchè lui si risentì e rispose "E' un lavoro come un altro". Tutto molto bello.
Pastore delle mucche e Marino
Poi il pastore cominciò a parlare con il Pisky e il Turco e a chiedere di fare qualche tiro, finchè divenne una presenza fissa. Un giorno i due si intrattennero in una chiacchierata con Marino e con il pastore stesso. Alla fine questo se ne uscì con una domanda assurda: "No, cioè, voi che siete istruttori, spiegatemi come nasce questo sport, questa arma. Da dove viene Robin Hood, Re Artù e l'Arco di Noè. Ma che è 'sto Arco di Noè?". Ancora una volta il Pisky e il Turco dovettero trattenere le risate e non sapevano cosa rispondere, per fortuna ci pensò Marino a risolvere la situazione cambiando discorso (nel disegno il pastore e Marino).
Armata di napoletani
Il momento per il Turco di tornare a Roma si avvicinava, ma ancora continuava l'affluenza incredibile di persone alle lezioni di tiro con l'arco. Una sera addirittura sopraggiunse un'armata di napoletani composta da due o tre famiglie avvelenate. La confusione fu totale e ai due istruttori non rimase che rassegnarsi alla realtà.
Cappello Versace
Pochi giorni dopo però i due ebbero modo di vendicarsi. Ad uno dei turni mattutini si era iscritta una donna che rompeva le palle in modo indegno. Richiamava ogni volta il Turco e il Pisky in modo che spiegassero al figlio la posizione e poi era lei stessa a cambiargliela pensando di essere più preparata. Il veleno nei suoi confronti era troppo. Sfortuna volle che un giorno dimenticasse il suo berretto sul campo: il Pisky voleva frullarlo nel secchio nell'immondizia ma il Turco gli fece notare che era firmato Versace, così decisero di tenerselo. Il giorno dopo la donna tornò adirata per la scomparsa del cappello e passò un'ora a cercarlo invano sul campo di tiro con l'arco tra gli sguardi soddisfatti degli istruttori.
Quando il Turco partì, il Pisky fu costretto ad andare avanti da solo e la sua insofferenza cresceva di giorno in giorno. Fortunatamente con lui c'erano Marino, Greta (la simpatica figlia dell'allenatore Delio Rossi) e una coppia di arcieri che gli prestarono la loro attrezzatura. Alla fine il Pisky tornò sano e salvo a Roma.
Camera 26
La scena migliore in tutti e tre i mesi fu però quella di alcuni che abitavano in un casolare vicino al campo di tiro con l'arco. Dapprima chiesero al Turco e al Pisky di poter partecipare alle lezioni spacciandosi per clienti dello Julia, inquilini di una fantomatica camera 26 (indicarono la loro abitazione, nella foto). Poi li supplicarono di fare qualche tiro, offrendo in cambio "due canne di erba". Se era Vino forse avrebbero avuto maggior fortuna. Alla fine comunque vennero accontentati e tornarono a casa felici.